domenica 16 dicembre 2007

Spe salvi. Buon Natale!


La speranza non è soltanto l’ attesa fiduciosa dell’esito positivo della nostra vita nel futuro della vita eterna. Il futuro è già nel presente, è questo il fondamento della rivelazione di Cristo, dice il Papa nella sua ultima enciclica "Spe salvi". Ma che cosa si spera? Si chiede. La vita vera, che è poi la vita eterna! Si risponde. Va quindi a cercare conferme alla sua affermazione nei Padri della Chiesa e nella Bibbia. Da laico preferisco trovare una conferma delle sue affermazioni nella distinzione che Erich Fromm fa dell’avere e del essere, come obiettivi della vita dell’uomo. Si può vivere per avere. Preoccupati di accumulare. Preoccupati di mostrare, di farci vedere per ciò che abbiamo, sia in senso materiale che immateriale. Oppure si può vivere avendo come obiettivo l’innovazione continua della nostra capacità di essere, di sentire, di vivere con sentimenti ed emozioni sempre più profondi e sentiti.
Ma il punto di incontro tra il Papa e Fromm l’ha trovato già Cristo duemila anni orsono. Dio l’Infinito, nel tempo si è incarnato in ogni uomo che diventa quindi partecipe della natura dell’infinito. Vivendo secondo l’essere, vivo la natura dell’infinito che è in me, vivo quindi la vera vita. Mi presento per quello che sono come uomo, non per quello che ho come individuo. Io Sono si definisce Dio nella Bibbia, figlio di Io Sono mi definisco anch’io secondo la rivelazione di Cristo. In questo modo anticipo la vita dell’eternità, che in questo modo non è soltanto una speranza ma un modo di essere nel presente.
Ma che cosa è la vita eterna? Vuole approfondire poi il Papa. “La felicità” si risponde. Vivere in anticipo la vita eterna significa quindi vivere la felicità di chi riesce a liberarsi dell’avere, per vivere l’essere.
Un esempio?Il Papa non ne fa. Da laico posso provarci. Mi immagino due innamorati di fronte alla bellezza di un tramonto. Ambedue senza respiro, con lo stesso stupore, nella stessa estasi, con lo stesso vuoto di cui parlano i mistici riempito dalla stessa emozione di bellezza e di infinito. Un attimo che si vorrebbe non finisse mai, e che in effetti potrà restare immutato, quando il nostro essere non sarà distolto dalle sollecitazioni dell’avere.
Ma perché due innamorati? Perché ha ragione il Papa la speranza insegnata da Cristo, non può essere individualistica. La gioia è piena solo se è condivisa, con Dio come cercano di fare i mistici, o per i comuni mortali, con qualcuno capace di entrare in sintonia con noi: moglie, marito, compagna/o, figlio/genitore, amici etc.…
Che per Natale la nostra gioia sia piena!!!…

1 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie della visita!
Elisabetta