domenica 16 marzo 2008

Aborto e rispetto della vita.

Avevo letto per caso su “Tempi” un breve articlo intitolato “Chissà cosa diceva Dio ai primitivi delle caverne che guardavano il suo cielo alla luce rossa del fuoco” e ero convinto d’ aver incontrato in Marina Corradi una scrittrice di una sensibilità intensa sul tema della ricerca di Dio. In internet ho voluto conoscere qualcosa di lei ed ho scoperto che scrive normalmente su “Avvenire”. Cercando allora qualcosa di lei su questo giornale mi sono imbattuto in un suo fondo sul tema della difesa della vita prima del concepimento. Ed è stata una grande delusione!

Conoscevo e frequentavo una volta in una Comunità di disabili una donna di 42 anni, in carrozzella dalla nascita, progressivamente sempre più impedita nei suoi movimenti (muoveva ormai soltanto i muscoli della faccia!) ma perfettamente lucida. Mi chiedeva: “Perchè i miei genitori non mi hanno lasciato morire, quando si sono resi conto che non ero normale. Per seguirmi hanno fatto un inferno della loro vita, e la mia vita è stata ed è un inferno. Se mi avessero lasciato morire, non avremmo sofferto inutilmente nè io nè loro...” Perchè non consentire ad una madre una scelta d’amore così drammatica e terribile? Perchè ostacolarla, se non la si vuol aiutare, perché renderle più drammatica e gravosa la decisione? Perché metterle degli impedimenti legali! Vorremmo addirittura che il tragico gesto d’amore fosse considerato e punito come un omicidio...C’era l’uomo primitivo con “una indicibile meraviglia nel petto” alla ricerca di Dio. Poi si sono innalzate le cattedrali e s’è perso lo sguardo incantato dell’uomo su Dio. Allo stesso modo c’era un rapporto immediato dell’uomo con la natura. E la natura aveva le sue regole, lasciava morire chi non era in grado di sopravvivere. Poi è arrivata la scienza ed è riuscita a far sopravvivere anche chi per la natura sarebbe morto. Ora siamo in grado di scoprire prima della nascita chi è per natura destinato ad una “vita d’inferno” come dice la mia amica. Perchè dobbiamo costringere una madre a vivere lei ed far vivere ad un figlio una “vita d’inferno”? Perché non lasciare a lei, alla madre, a colei che porta in grembo la vita, di decidere se vuole o meno che quella vita arrivi alla coscienza di esistere?

Questo mi pare infatti problema! E’ vero che l’embrione è una vita già ai primi giorni, ma è vita come è quella di un animale di una pianta. Ciò che distingue la vita umana da quella animale è la coscienza di sé (l’anima se così si vuole). Si uccide un uomo quando si uccide un essere che ha la coscienza di esistere. Si uccidono migliaia di uomini ( e soprattutto di bambini) ogni giorno, quando in Africa tante persone coscienti di esistere vivono il dramma della coscienza di non poter sopravvivere. E non c’è moratoria che tenga!.

La Chiesa che oggi difende l’embrione sin dal concepimento, perché non ha mai pensato alla cerimonia del funerale degli aborti spontanei. Erano e sono vite che la madre, suo malgrado, è costretta a perdere, con grande sofferenza sia fisica che morale! Neppure al funerale dei nati morti si è mai pensato. Nessuno si scandalizza e chiede una moratoria per impedire che questi corpicini sono equiparati a "rifiuti ospedalieri". Anzi, per la Chiesa, persino i nati vivi, ma morti prima del battesimo, non potevano avere posto nel luogo “benedetto” del cimitero. Non c’è una contraddizione anche in questo?

1 commenti:

NonSoloZapatero ha detto...

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