domenica 12 ottobre 2008

Gesù non muore in croce.


Nel romanzo "Quid est veritas, che cosa è la verità" che ho scritto ed autopubblicato con Boopen, (acquistabile al sito http://www.boopen.it/) Gesù non muore in croce.

L’espediente letterario serve a sottolineare come il messaggio di salvezza non si debba cercare nella morte, ma nelle parole, nella rivelazione… Pilato il protagonista del romanzo, dopo aver salvato il nuovo profeta, vorrebbe riuscire a sapere da lui, quale sia la verità sull’uomo. Quale sia il senso della rivelazione, che ha posto alla base della sua predicazione, per la quale l’uomo, come figlio di Dio, è destinato alla vita eterna. Mentre Saulo, sulla vita del profeta, costruisce una nuova religione, la domanda di Pilato, come quella d’ognuno di noi, resta senza risposta.

Il romanzo che si era aperto con la domanda sulla verità, si chiude con la risposta “la verità ci rende liberi”. Ma è una risposta che non esaurisce in nostro bisogno di verità sul senso della nostra vita…
Riporto di seguito la prefazione del libro.

Se il titolo non fosse già stato utilizzato, avrei voluto intitolare il romanzo “Ipotesi su Gesù”.
Presentando una versione, se non inedita almeno inusuale delle vita di Gesù, il mio intento non è stato infatti quello di ricercare una nuova verità sulla vita del personaggio storico, e ancora meno di affermare che è sbagliato tutto quanto si è detto e scritto sul personaggio in questi duemila anni. La mia è solo una ipotesi, per immaginare quali potrebbero essere le conclusioni alle quali si potrebbe giungere, sulla base della simulazione proposta.
Se Cristo non fosse morto, cosa ne sarebbe del cristianesimo? Oppure quale sarebbe il cristianesimo, se il suo fondatore non fosse stato crocefisso? Non avremmo una religione fondata sull’idea d’un Dio che redime l’umanità dal peccato originale, attraverso il sacrificio in croce del figlio fattosi uomo. Avremmo, al contrario, un religione fondata soltanto sulle idee che Cristo ha predicato.
Idee che comunque fanno già parte della dottrina cristiana, si potrebbe obiettare. Ma l’ipotesi serve a verificare (o meglio a suggerire di verificare) se l’enfasi posta su ciò che Gesù ha fatto, non abbia portato in secondo piano, ciò che ha detto ed insegnato.
L’ipotesi consente in secondo luogo di verificare se l’attenzione su ciò che ha fatto, non abbia portato anche a stravolgere o quantomeno a forzare la trascrizione di ciò che ha detto, per far coincidere le parole con l’immagine del personaggio che si voleva rendere.
Una ipotesi come questa, si potrebbe obiettare ancora, avrebbe dovuto portare a sviluppare un saggio, non un romanzo.
Il saggio tuttavia si sarebbe proposto di dimostrare. Io invece voglio soltanto suggerire che ci potrebbe essere una lettura diversa, sia dei fatti che delle parole. Il mio suggerimento diventa quindi un invito ad una rilettura personale dei testi, che ci sono stati tramandati sulla vita di Gesù, sia quelli canonici che quelli definiti apocrifi, per arrivare ad una propria ricostruzione del personaggio che, anche a prescindere da come appare oggi agli occhi della fede cristiana, è stato quello che ha determinato e condizionato tutta la storia e la cultura occidentale.
Ma perché immaginare che non sia morto in croce? Perché l’idea del sacrificio in generale, ed a maggior ragione l’idea del sacrifico del figlio di Dio, attiene alla sfera del sacro, ed il sacro non si discute, ma si deve accettare per fede. Perché di fronte all’evento di Dio che sacrifica il figlio, per redimerci dal peccato originale, non ci può essere discussione, ma soltanto devota e totale gratitudine. Il fatto è talmente al di fuori della ragione dell’uomo, che non può essere discusso, ma accettato o rifiutato sulla base della fede.
Invece al di qua del sacrificio, siamo al di fuori del sacro, siamo quindi sul piano delle parole, che possono essere interpretate e discusse. Al di qua, si può anche immaginare di poter ricostruire le parole, che non sono state tramandate, perché qualcuno le ha ritenute non coerenti con l’idea del sacro.
Più che un romanzo una provocazione!
Forse sì. Tuttavia nel senso più positivo del termine. Tra chi accetta senza discutere e chi rinuncia a discutere a priori, considerando l’argomento senza interesse, la provocazione a partecipare ad una discussione, sull’origine del pensiero dal quale si è sviluppata la cultura cristiana, nella quale siamo nati, e che, ci piaccia o no, è la nostra cultura di occidentali.






3 commenti:

Mac ha detto...

La tua richiesta di un commento mi trova relativamente preparato a farlo, non tanto per aver letto il tuo libro quanto per la teoria che sostieni di aver sviluppato, ovvero quella di un Gesù sopravvissuto alla croce, che ho incontrato più volte nei miei studi. Leggendo il mio sito (www.deiricchi.it) penso che si possa ritrovare qualche punto in comune con la tua “soluzione”, ma non certo una sostanziale coincidenza. Ma questo vale anche per la storia propagandata dalla Chiesa, perché in effetti la nascita del Cristianesimo non poteva essere una favola completamente costruita a tavolino. Quindi qualsiasi ricerca sul Cristianesimo non può non portare alla luce degli elementi di verità.
Gli anni in cui viviamo potrebbero essere cruciali per svelare, dopo 20 secoli, la verità sulle origini del Cristianesimo. Oppure potrebbe essere che l’umanità ripiombi nella persecuzione delle idee contrarie al credo cattolico, come avvenne per le “eresie” medievali.
Per questo, al di là dei contenuti che andrebbero ridiscussi e approfonditi, io continuo ad apprezzare anche le ipotesi, come la tua, che pongono ragionevoli dubbi su quanto ci è stato raccontato. L’importante è cercare, anche con un romanzo, badando però di non infatuarsi delle idee. Perché queste rimangono, se non provengono addirittura da una deliberata contraffazione, una semplice copia, per quanto migliorabile, della più avvincente realtà vissuta.

Anonimo ha detto...

Due Gesù in Palesina?
di "Diver Dalce"

Prefazione
La scelta della forma romanzata adottata in questo gustoso lavoro di Diver Dalce (pseudonimo che il Ns lettore ha adottato) non nasconde la convinzione che quella che si sta narrando possa essere anche una possibile ipotesi di lavoro da non sottovalutare.

Il punto focale di questa suggestiva ipotesi é l'estensione delle tesi di R.Eisenmann riprese dal prof. Donnini relative alla esistenza di un Gesù "rivoluzionario" e zelota che appare chiaramente diverso e contrapposto al Gesù mite e buono dei Vangeli.

Che siano esistiti davvero 2 Gesù?Ovviamente non vi sono documenti a supporto di una simile tesi e del resto lo stesso Dalce, conscio di questa oggettiva difficoltà, ha adottato una idonea e suggestiva forma espositiva..

Come per gli altri pregevoli lavori dei nostri lettori proponiamo questa riflessione alla Vs. attenzione come un interessante contributo alla ricerca di nuove piste nella ricostruzione della storia delle origini Cristiane.



Due Gesù in Palesina?
di "Diver Dalce"



Più mi impegnavo in una mia analisi personale del testo dei Vangeli e più mi convincevo che in effetti in quei testi era riportato il racconto di due storie diverse, di due personaggi diversi. Dal contesto del racconto alle volte emergeva l’immagine dell’uno, alle volte quella dell’altro, alle volte invece le immagini si sovrapponevano e il personaggio alternava frasi senza una logica successione.

La spiegazione poteva darsi nel fatto che gli autori ricordavano dei fatti veramente accaduti e delle parole veramente pronunciate, ma volevano lasciare ai posteri l’idea d’una persona diversa rispetto a quella che avevano conosciuto. D’altra parte è normale che quando si scrive d’una persona che ci è stata cara e che non c’è più, ciò che veramente ricordiamo, si fonda con l’immagine che si è venuta sviluppando nella nostra memoria. Eppure, mi convincevo sempre più che i due del Vangelo non potevano essere l’evoluzione della stessa immagine. Alla fine ebbi la certezza che i Gesù vissuti sotto Ponzio Pilato fossero veramente due.

E’ una certezza mia, evidentemente, che non ho la pretesa di trasmettere a nessun altro. Ma visto che si sono discusse tante ipotesi su chi sia stato veramente Cristo, anche la mia può essere presa in considerazione, non fosse altro che per escluderla.

Questa è la riflessione con la quale avevo iniziato il romanzo con lo pseudonimo di Diver Dalce, preceduta dal commento che mi aveva fatto Sabato Scala.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie